Tuesday, March 29, 2016

La tempesta e il fiume


Il fiume per me e' un tema ricorrente nella mia psiche.Affascinato sono rimasto dal libro Siddartha dove l'amico vive la sua vita lungo il fiume meditando.Voglio tornare sulle rive del fiume a meditare

Scorre lento il fiume fra le sponde, sembra placido e tranquillo e nella valle c'è gente che s'affretta a costruire una casa da abitare in questo mondo.
Accanto al fiume, pietra dopo pietra, impastate col cemento, s'alzano le mura; piano, piano verso l'alto sale una casa e si copre con un tetto.
Ma la fretta d'arrivare fa dimenticare a tanti, alla gente che ben presto s'accontenta, che sulla sabbia non si fanno fondamenta.
Che sulla sabbia non si fanno fondamenta.
E il cielo si fa cupo, dai monti scendono le acque turbinose; spazzano via le case costruite senza cuore e senza mente.
Finisce la tempesta, ma delle case non rimane niente. E la rovina fu grande per quella gente e chi l'ha visto ancora lo commenta: sulla sabbia arida del proprio orgoglio non si fanno le fondamenta.
Scorre lento il fiume fra le sponde, sembra placido e tranquillo e nella valle c'è gente che fatica a costruire una casa che non è per questo mondo.
Accanto al fiume, pietra dopo pietra, impastate col cemento, s'alzano le mura; piano, piano verso l'alto sale una casa e si copre con un tetto.
E son lacrime e sudore per scavare fra le schegge, sotto il sole ardente e la tormenta ma sulla roccia si costruiscono le fondamenta.
E il cielo si fa cupo, dai monti scendono le acque turbinose; urtano contro le case costruite con fatica con sudore. Finisce la tempesta e la casa sta ritta sotto il sole. E la gioia fu grande per quella gente e chi l'ha visto ancora lo commenta:la nostra essenza deve essere costruita sulla pietra,vani sono i giullari che infondono falsi idoli e ti accarezzano per i loro scopi.
Restiamo saldi alla nostra coscienza e osserviamo gioiosamente il fiume e la tempesta che passa.

Saturday, March 26, 2016

Domani e' Pasqua


L’esperienza della croce o della sofferenza di tutti i giorni per taluni è, per la nostra ragione motivo di scandalo . Rimaniamo, infatti, sconcertati davanti alla “logica della Pasqua”, che sancisce la necessità di entrare nel tunnel della sofferenza per immettersi nella gioia della risurrezione. Lo sappiamo bene: noi che vorremmo essere allergici al dolore e lo rigettarlo con veemenza. L’impatto con la tribolazione ci spinge a reagire negativamente, facendoci oscillare tra polarità emotive opposte o forse alle volte la reazione e' solo monopolare e si concretizza con il malessere dal quale scaturisce anche: la rabbia aggressiva (che si attiva verso se stessi e verso gli altri) o la chiusura nella depressione fatalistica e rassegnata. Sono convinto che se qualcuno, volendo condurre un’indagine sul malessere interiore della gente, intervistasse quelli che si dichiarano tristi e delusi, molti di loro - alla richiesta di indicare le cause della scontentezza - punterebbero il dito all’esterno per non ammettere il tipo reale del proprio malessere ossia quello inconscio o interiore cosi' subdolo da non potere essere controllato, Dichiarando che il motivo della loro infelicità è da rintracciare negli altri o in eventi sfortunati e facendo cosi' fuggire da essi o dagli altri l'impressione della follia. La colpa viene mascherata  insomma e viene individuata sempre “fuori”.Mentre il soggetto, in questo modo, si mette in discussione e riconosce che in larga parte la fonte nascosta delle sue inquietudini è dentro di lui. Proprio così: non sono gli eventi che ci capitano l’origine principale del nostro disagio, ma il modo sbagliato con cui li viviamo. Quando in alcuni colloqui personali, ho provato a dire ad alcuni amici che le frustrazioni di cui si lamentavano dipendevano anzitutto dagli atteggiamenti inadeguati con cui avevano affrontato gli avvenimenti spiacevoli che li avevano feriti, essi hanno reagito elencando tutte le avversità che si erano abbattute sulla loro esistenza, rovinandola. Facendo così scaricavano la responsabilità delle loro insoddisfazioni sul conto altrui o sull’accanimento della mala sorte non ricercando il vero malessere nell'IO interiore. Pur rispettando profondamente la loro versione rispondevo dicendo che riconoscevo l’oggettività dei problemi che mi riferivano tuttavia sottolineavo con fermezza che se le situazioni di sofferenza pur gravi fossero state vissute praticando la parte conscia del cervello, quelle difficoltà non li avrebbero “uccisi” dentro, togliendo la serenità e seminando rancore, ma, al contrario, sarebbero diventate motivo di crescita nell’amore verso se stessi e  verso se stessi e verso gli altri.  Dobbiamo dircelo con chiarezza: dalla prigione del dolore non usciamo da soli. Se cerchiamo di evadere, i nostri tentativi prima o poi falliscono e ci ritroviamo ancora più incatenati. Senza l’aiuto di noi stessi le nostre domande non hanno risposte convincenti e gli sforzi messi in atto non ci consentono di scavalcare il muro dei problemi. Feriti come siamo dalla piaga dell'inconscio, se vogliamo guarire dobbiamo rivolgerci a a noi stessi.Pensando secondo queste categorie, il dolore mi sembra simile al carbone, che, se osservato solo in superficie, ci appare un materiale sgradevole (perché sporca), inutile (perché è friabile) e velenoso (perché esala gas tossici); ma se viene “acceso” diventa una formidabile fonte di energia, che emana luce e calore. Anche la sofferenza, se viene subìta in modo cieco, ci inquina l’anima e ci soffoca dentro, sottraendoci la capacità di ricevere e dare amore; ma se vissuta secondo il nostro spirito/animo o consapevolezza e bruciata nella carità, si trasforma in una inesauribile e contagiosa sorgente di luce e di gioia.
Non cercate dunque sollievo a lungo termine vivete giorno per giorno,domani e' Pasqua vivetela come una sorta di giornata gioiosa anche se dentro l'animo da come la sensazione di soffocare.
Domani andro' alla messa,pranzero' con i miei e tentero' di passare una giornata in allegria........

Tuesday, March 22, 2016

La mia vita oggi


Nella mia vita non ho fatto granché, non sono fiero di me stesso, e perché dovrei esserlo?! In fondo, non ho un lavoro, e non lo trovo, ci provo poi perdo le speranze.O anche quando avrei potuto averlo per le mie aspettative e i miei limiti mi viene escluso non mi si permette di farlo.
Ho 38 anni sono giovane ancora, ma ho paura di non trovare quello giusto per me, qualcosa che ne vada davvero fiero. Non ho esperienze lavorative di nessun tipo. Ormai è anni e mi vergogno a dirlo. 
Forse non mi impegno troppo. Ma la paura di fallire, di essere sbagliato, sono anche timido, insicuro tutto ciò di negativo ce l'ho io.
Non ne posso più, sono depresso, cerco di farcela di uscirne, svagarmi,ma mi ritrovo non perche' non ho amici ho una compagna mi ritrovo sempre da solo. Ma la cosa più triste è che mi trovo bene da solo,  cerco di farcela da solo, ormai sono abituato.
Però al tempo stesso, vorrei qualcuno che mi capisse, io non penso di farcela davvero.
Ho paura di tutto di sbagliare, di stare in mezzo alla gente, anche l'idea di lavorare perciò a volte non lo cerco. Dipende da come mi trovo d'animo. A volte spero, e a volte no.Vorrei stare sempre sul bordo di un fiume a meditare. 
Vorrei essere indipendente, guido, non lavoro, amici, non single, eh si... 
Io voglio solo sperare di star bene un giorno, di affrontare le mie paure ma da solo non ce la faccio.
I miei non sanno nulla, cioè pensano che ce la faccia che è il periodo. Ma è anni ormai.
Se mi butto giù ora che son giovane allora dopo che farò?! La vecchiaia incombe gli "anta"
Non so che fare della mia vita, non mi ritengo ne bello, neanche carino, ne intelligente, solo ingenuo, illuso e disilluso della vita. Di tutto. Come farò senza un lavoro, finché ci sono i miei va bene ma poi, non posso sempre contare su di loro.
Dovrei solo concentrarmi sul lavoro e invece, sempre li vado a pensare..Io vorrei scappare e non tornare più. Scappare via da me stesso.
Vorrei essere quello che non sono, bello, simpatico, intelligente, indipendente, furbo, solare. Vorrei farcela da solo.
E ovviamente le paura le ho su tutto, su ogni cosa che devo fare ho l'ansia e soffro anche di attacchi di panico non gravi ma comunque molto fastidiosi. Non so a chi chiedere aiuto non ce la faccio a continuare così.
Mi sento solo, a chi posso dire tutto questo????? tanto non capirebbero. 
Ma io non vedo prospettive nella mia vita, se così si può chiamare, perché non è vita questa.
Ma sono ancora qui. Solo che ho sempre dubbi su tutti, non riesco mai a fidarmi del tutto delle persone, in generale.
Ma non è nemmeno quello il problema in se, ma tutto il contesto. Sono io il problema, non voglio essere me, vorrei essere un'altro ma non si può. 
Mi sento intrappolato, cerco di uscire da questa prigione che mi sono creato io stesso ma non riesco a capire come. Perché ho paura di dire la verità agli altri, paura che non capiscono, paura di affrontare i problemi e di non farcela.
Non sono una ragazzo che si mette in gioco o in ginocchio. Non sono una persona sicura, sono il ragazzo sbagliato per tutti e anche per me stesso.
Normale nessuno mi vuole e nessuno resta.
Normale che mi sento così fallito da tutta la mia vita. Non c'è stato un momento che mi sia sentito bene con me stesso.
Non penso di essere fatto per questo mondo, lavorare, poi essere indipendente, quelle piccole cose, come pagare bollette, fare la spesa, ogni cosa ho paura, anche fare una telefonata, parlare con qualcuno di sconosciuto.
Forse, sono gli altri che mi idealizzano, pensano che sia migliore di quello che sono in realtà. Forse ho sprecato le mie energie migliori con le persone sbagliate che poi si sono prese gioco di me.Nutro forti rancori in particolare per un uomo che prima quando facevo comodo ero tutto io,poi quando non servivo piu' mi ha gettato come un fazzolettino.Mi sono vendicato?Si in maniera "soft" anche se lui non lo sospetta.Devo ricaricare le pile ritrovare quella esuberanza che avevo:parlare con la gente,fare una telefonata di lavoro,convincere o forse e' meglio dire persuadere.C'e' stato un momento che sembrava tutto al top poi ha voluto distruggere tutto inconsapevole che con la mia rovina sarebbe arrivata anche la sua.Il male fatto torna sempre al mittente per questo cerco di non farne e di essere disponibile.
Ma io non mi sento così apposto ora con me stesso nella mia vita ho fatto sempre ciò che mi sentivo, e non mi pento di niente. Rifarei tutto nel bene e nel male. Perché ero me stesso e ancora mi comporto così. Ma non faccio niente per essere migliore di ciò che sono ora, cioè nulla, sono inutile.
Mi sento così inerme, così vuoto. Ho paura di non uscirne più da questa situazione.
Non so se mi capirete se qualcuno mi potrà mai capire.



Sunday, March 20, 2016

perche' scrivo.........


Fondamentalmente scrivo perchè sono triste...sto male (immagino ci siano motivi più validi dei miei per stare male, ma che ci posso fare?) e non so con chi parlare. Ho paura di sbagliare,semplicemente. Ho paura di non essere capace a dire o a fare le cose giuste, e questo mi blocca in ogni cosa. Le persone che dicono di volermi bene in realtà non sono interessate a me, a come sto e a quello che sento varamente ma gli interessa solo che gli dia soddisfazioni, che non li deluda o che non li faccia soffire. 
Non so mai cosa sia giusto nel rapportarmi con gli altri,se mi fanno delle domande,se mi chiedono aiuto o se mi chiedono di fare delle cose anche di scarsa importanza assieme a loro.
Primo: devo rispondere in ogni caso, anche se non avevo voglia o tempo o idea di cosa dire altrimenti passerei per menefreghista.
Secondo: cosa dire per non sbagliare?cioè, qual'e' il modo giusto di rispondere? 
il modo che rassicura"passerà dai...vedo di farlo....cerchero' di esserti di aiuto"col rischio di sembrare insensibile, col rischio di sembrare ansioso, o che propone delle soluzioni senza interagire di prima persona proporre alternative o trovare false scuse (facilmente scopribili)col rischio di sembrare opprimente, o forse sarebbe più azzeccata una battuta per sdrammatizzare........ 
So che è una cosa banale, ma col tempo questa paura di sbagliare si è estesa anche alle cose più banali(proprio per questo sto impazzendo!) e alla fine, ho scelto di rispondere ciuoe' aspetto che mi si proponga una soluzione o una alternativa dal mio interlocutore e in quel modo mi sollevo da un peso incombente, sento di avere la coscienza a posto ad aver risposto così perchè ora non potevo essere accusato di niete da nessuno; "mi dicono sempre......no?" e  mi sono detto, quindi non c'è niente di male.
Con la scuola è successa la stessa cosa. Alla fine del giorgi dovevo scegliere per prima cosa, se studiare o lavoare e secondo, cosa in particolare. E mi sono bloccato come un sms che fatica a partire. Ho cercato tra quelli che avevo intorno (pochi,lo ammetto) qualcuno che mi dicesse "ti vorremo bene lo stesso, così come sei e qualunque cosa sceglierai di fare" ma non l'ho trovato non l'ho mai voluto trovare o ho sempre seguito chimere troppo alte per me. Allora ho cercato giustificazioni razionali e oggettive da usare per dimostrassero la bontà delle mie probabili scelte e del mio carattere (del tipo "non lo faccio solo perchè mi piace, ma perchè conviene o perchè è utile o perchè mi è stato insegnato così ecc...")ma non le ho trovate...anche perchè mi sono depresso per il fatto di doverle cercare ancora! ho sentito che non mi voleva di nuovo bene nessuno...che a nessuno interessasse chi io fossi veramente o che io fossi felice, volevano solo che non deludessi le loro aspettative e che mi comportassi come volevano loro, altrimenti mi avrebbero giudicato male e mi avrebbero lasciato di nuovo solo.Eh si il mondo del lavoro e' una giungla dove l'onesta' non e' mai concepita come un bene ma anzi piu' sei abile a fregare gli altri piu' riesci a fare carriera.Un po' come nella politica anche se poi alla fine la vita e' una ruota che gira e il male fatto e il malaffare compiuto si ritorgono contro senza via di scampo.Sara' anche per quello che non ho mai avuto successo in politica e nel lavoro. Questa è la minaccia che aleggia ogni volta che ho a che fare con qualcuno. E adesso che ho quasi 39 anni...mi viene da piangere pechè non ho niente in mano e mi chiedo che diavolo potrò mai fare nella vita...e quando incontro qualcuno che mi chiede "allora come va il lavoro?"io vorrei dire "non me n'è mai fregato un xxxx del lavoro! ho sempre lavorato per piacere alle persone e meritarmi il loro affetto!!", invece divento viola e dico "mah bene...un po' difficile...ma ce la farò...ho buone prospettive per il futuro".Anche se sono in mano a una situazione per cui di lavorare e' come un labirinto senza traguardo per me. E quando esco con gli amici idem. Non sono più me stesso. Non va mai bene niente di quello che faccio! Anzi è meglio usare il passato perchè ora non faccio più nulla a parte fingere...cioè, è come se per smettere di essere accusato di sbagliare e di non ripagare degnamente l'affetto che mi viene concesso, io mi fossi "nascosto dentro di me" evitando accuratamente di "farmi vedere ancora in giro" e sperando che nessuno mai mi venga a cercare... Sì, credo sia questo più o meno il senso di quello che sto facendo...E comunque, per sfangarla quando sono con amici,parenti o fidanzata,(per dire qualcosa visto che ci sono) penso a cosa farebbero o direbbero altri migliori di me in quel momento e me la cavo.Mento sapendo di mentire.Sono un bugiardo patentato ma non in malafede come farebbe un politico solo per celare la mia inettitudine alla vita. 
Ormai mi sento al sicuro solo nella mia stanza, nel mio silenzio, dentro di me insomma... Tre giorni alla settimana ho degli impegni ma secondo me anche li l'intento di farmi coinvolgere sta fallendo e sto solo indossando alle volte una maschera per nascondere la mia voglia di solitudine.Quando fumo lo faccio sempre da solo mi infastidiscono gli altri sto bene solo con me stesso e la mia tristezza.Sarebbe meglio se mi lasciassero solo. Così non avrei più paura di fare del male a qualcuno e sarei libero di essere me stesso. Vorrei andarmene in un posto dove nessuno mi conosce, nessuno si aspetta solo cose buone da me e soprattutto dove ognuno sa badare a se stesso! Dove le persone sanno pensare DA SOLE ai loro problemi emotivi e non chiedono a te di fartene carico o di renderli felici : "sono già tanto triste, ho avuto tante batoste e delusioni, non darmene altre almeno tu...conto su te..." Almeno io cosa?? Perchè proprio io?? E se rifiuto cosa succede?? Non mi vuoi più bene?? Non mi merito più il tuo affetto e mi lasci solo??...Io voglio essere come tutti gli altri non voglio essere la medicina di nessuno!! Invece no, ho visto che tutti quelli che si avvicinano lo fanno per chiederti di curare le loro ferite e non farli stare ancora più male o essere la loro consolazione...del tipo "se non pensi ai miei problemi mi avrai sulla coscienza perchè io conto su di te...". Io non voglio sentirmi cattivo, non voglio avere derelitti sulla coscienza però...è diventata una prigione che mi sta soffocando questa cosa. Per questo anche ho scritto qui, i miei pensieri : i perfetti sconosciuti con cui non ho legami di alcun tipo sono le uniche persone con cui mi sento libero di essere me stesso e parlare tranquillamente anche di qualche mio problema magari.Ho letto su un muro di un ex ospedale psichiatrico "la psichiatria ti aliena" e forse non c'e' verita' piu' grande.Non voglio piu' perdere tempo con lupi mannari che mi cercano solo per il loro comodo cerco solo un po' di affetto e comprensione in questa vita senza gratificazioni.Non affetto corporeo mi basta affetto mentale da una donna possibilmente.Non mi relaziono troppo bene con il mio stesso sesso tranne che con il mio dottore.L'incertezza della mia vita e' dietro l'angolo.Ho compiuto degli step in questi giorni consigliato da chi ne sa piu' di me,credo di essere un automa privo di sentimenti.Sono contento di essermi sfogato anche se nutro sempre rancori molto vecchi.Il detto attendi sulla riva del fiume e vedrai passare il cadavere del tuo nemico lo supporto ma mi va un po' stretto vorrei che la corrente del fiume fosse un po' piu' mossa e questo cadavere giunga molto piu' in fretta.Concludo dicendo che la posta che aspetto e le telefonate che aspetto non arrivano e questo mi rende inquieto.Quando devi dare vogliono subito,quando tocca a te di avere devi attendere.Devo accendere un lumino in chiesa?Domani e' un altro giorno di sofferenza e forse spero che ce ne sono molti altri......................sono inquieto,titubante,ansioso,depresso............speriamo bene 

la sensazione di vuoto


Oggi, la stragrande maggioranza dell’umanità,cosciente, almeno quella occidentale, è costituita da individui vuoti interiormente,capaci di dare un senso logico nella loro pochezza alla vita, privi di senso profondo della propria esistenza, con continuo senso di inutilità, alienati, senza valori,in pratica esclusi e alienati dalla societa' coloro che vanno "contro corrente". Soprattutto senza speranza. E ciò fa una grande differenza. Perchè tutto cambia, se qualsiasi cosa fai, la fai con autenticità, con l’anima, o se la fai con l’anima alienata da te stesso, dagli altri. Un conto è vivere da soggetti, da protagonisti, un’altra da oggetti,ma chi puo' dire quale sia la differenza o distinguere il bene dal male?mi torna in mente un libro di cui non so bene se scrivero' giusto il titolo "siddarta" dove uno dei due rimane sulla riva del fiume a contemplare per il resto della vita e siddarta vive una vita di eccessi e poi si ritrovano da vecchi. Questa società, invece, confonde tutto, o meglio fa credere ai suoi membri di essere dei protagonisti, solo perchè consumano e seguono l’ultima moda, identificandosi nei modelli culturali imposti,e' la massa che uccide la ragione. A questa società importa nulla dell’anima, non importa se quando lavori, quando cammini, mangi o sei in relazione con l’altro, ci metti l’anima. Anzi, in modo subliminale, fa credere che l’anima non esiste, o è solo un accessorio esotico. L’uomo di oggi è ormai vuoto.E forse chi vive da essere vuoto e' capace di apprezzare la vita,rifiutanto quello che i media ci vogliono inculcare (consumismo,ego,politica etc)E quando si sente vuoto dentro di sè, questa società insegna che bisogna  riempirlo di cose, che bisogna comprare, consumare, divertirsi.Ma quale divertimento? Oggi ci si diverte se si perde se stessi. La droga, l’alcol, il sesso. Dimenticare di esistere. Annegare in un mare opaco e confuso perdendo gli ultimi brandelli rimasti della propria identità personale, della propria unicità e irripetibilità.........

È un sentimento difficile da spiegare, che si aggrappa alla nostra anima con una grande forza. Una persona può avere qualsiasi cosa, eppure sentire un profondo vuoto dentro di sé. Sentirsi vuoti significa pensare che la vita non abbia un senso, anche se la presenza degli amici e della famiglia dimostra il contrario. Il  vuoto è un’emozione che intacca la nostra architettura emotiva, provocando ferite che se non risaniamo in tempo, potrebbero complicare la nostra vita.Ci sono persone che cercano di riempire questo vuoto con l’amore, con il cibo, con l’alcol, con il lavoro e gli impegni, dedicando più tempo agli amici e allenandosi duramente in palestra. Si sentono sconfitte, non vogliono pensare, non hanno energia e ricordare questo “vuoto” le fa star male. Se dovessimo scegliere un aggettivo per definire il vuoto, sceglieremmo “insopportabile”. Il vuoto è insopportabile perché è incomprensibile, perché tutto ci fa pensare alla necessità di qualcosa che non riusciamo a determinare.Manifestare questa carenza è difficile per chi la prova, come anche per chi ne è a conoscenza. È un sentimento complicato da spiegare e da capire. Gli studi scientifici associano il vuoto a cause come la depressione, una disconnessione del sistema pre-frontale con il sistema limbico si presenta come l’ipotesi neurobiologica. Quando ci sentiamo vuoti, sembra che una serie di emozioni negative abbia deciso di coalizzarsi, farsi forza e complicarci la vita. A seguire la demotivazione, la disillusione, l’insoddisfazione, l’angoscia, l’odio o la tristezza sembrano impossessarsi di noi. La lotta contro il vuoto non è facile. Rimanere intrappolati nelle sue reti significa avere la sensazione di essere alla deriva, immersi in un mare di dubbi e insicurezze.Possiamo decidere di lasciarci sopraffare da questo sentimento oppure prendere le redini e lottare. Per questo bisogna andare a fondo nella nostra interiorità, identificare i fattori che provocano questo insieme di emozioni negative e trovare un rimedio.
..spero che il brutto periodo sia passato,ti dicono...in ogni caso...conosco molto bene la sensazione di vuoto interiore che provi(veramente?): anche io l'ho vissuta e la vivo da sempre! A dire il vero piu' che sentire un vuoto non meglio identificabile (una sorta di buco nero), credo si tratti di un vuoto d'amore nella mia vita...Questo mi fa sentire sempre "un pò" a disagio quando sono insieme agli altri o (tanto più)quando sono con i miei famigliari... é come essere sempre "disconnessa" da loro, come se mi sentissi sempre una mela a metà... Mi sembra di avere una malinconia costante di qualcosa (forse una felicità perduta o mai trovata) e desiderio di essere sempre da un'altra parte (un'incapacità di vivere il momento essendo sempre rammaricato per il passato e preoccupato per il futuro). Mi sento incompreso. Mai amato abbastanza. (Forse mi manca la fiducia nel senso di un generale senso di ottimismo e di sicurezza nelle mie capacità di affrontare la vita.) Nel frattempo ho cercato invano di soffocare il mio malessere nel cibo (ho sofferto di disturbi alimentari per molti anni) e poi in relazioni sbagliatissime che nulla avevano a che fare con l'amore ( a volte anche umilianti o deprimenti) e che più che salvarmi hanno contribuito a distruggermi. So (o meglio ho sperimentato) di essere una persona interiormente ricca, socievole, buona, sensibile, comprensiva, compassionevole, con un'immensa capacità di amare e di accettare/ apprezzare le persone così come sono. So di essere quella che si definisce una persona di cuore. Una volta (anche a causa della depressione che ha seguito i disturbi alimentari) certamente mancavo di autostima e amor proprio, ora, non dico di aver cambiato personalità, ma sicuramente sono maturato e mi apprezzo di più.......

Thursday, March 17, 2016

La maschera del silenzio


Riuscirai a vedere da dove vengono, in che direzione vanno, anche se non saprai da chi vanno, o se qualcuno li attende. Tantomeno capirai se, non sapendo dove andare e da chi andare, girano in circolo e quindi ti ripasseranno davanti agli occhi, prima o dopo.Potrai cogliere il loro muoversi, indeciso o tentennante. Magari vedrai se si fermano, e quanto, ad osservare ed in che direzione, ma non chi.Oppure avranno lo sguardo rivolto nel vuoto,il vuoto del silenzio.Ma non vedrai i loro visi, nè saprai se sono tristi o lieti, o se,magari, aspettano soltanto un buongiorno per iniziare a sorridere, o se sono persi nei loro pensieri o nei loro problemi così intensamente da non vedere niente di cioè che li circonda e rimangono isolati nella loro solitudine/silenzio.Non potrai leggere il loro cuore, la loro anima.Solo uomini e donne totalmente, pienamente, anonimi ed illeggibili in questa societa' vuota.Al massimo sentirai solo il brusio di questa massa inquieta che si agita in un modo che appare indistinto ed incomprensibile.Ed è inutile gridare per richiamare la loro attenzione, per far alzare loro la testa, così da poterli vedere. Tu sei troppo lontano perché ti sentano, troppo lontano per vederli bene.La loro solitudine e il loro silenzio non lo puoi o non lo vuoi percepire quasi fosse una vergogna.Occorrerebbe scendere in mezzo a loro per sentire se parlano o se stanno in silenzio. Per vedere se i loro volti sono tristi o lieti, e sempre con il dubbio se non sia una gioia od una tristezza di facciata un po' come diceva Pirandello (mica e' cosi' facile vedere se questi "ultimi" vestono una maschera per non fartti percepire il loro dolore che spesso ignori). . Per vedere se li conosci o se sono per te esimi sconosciuti.Per vedere se i loro occhi sono pieni di lacrime. E forse non riusciresti a capire nemmeno da vicino.Forse non vedresti le lacrime silenziose, nascoste, soffocate, quelle che non escono dagli occhi perché scorrono dentro….tra la testa e il cuore o muoino ancora prima nel loro IO.Lacrime amare che se provassi una volta a versarle proveresti tanto dolore da diventare sordo dallo stesso dolore.Forse non vedresti quelle lacrime piccole, appena accennate ma che scorrono sulle gote, nei solchi antichi lievi o profondi di un dolore costante,sulle rughe non dovute dalla vecchiaia ma dal dolore un invecchiamento precoce che e' bene isolare altrimenti gli altri cosa penserebbero?Forse non vedresti quelle lacrime copiose che escono da ferite dell’anima, ferite non rimarginabili se non da una mano amica che inaspettata ti accarezza dolcemente la testa,o il viso che ti stringe la mano tremante fortemente, che ti abbraccia quasi da toglierti il respiro e non ti lascia senza prima averti sanato.E come capire certe grida di dolore o di rabbia acute ed intense?O come capire certi terribili silenzi?Non e' come far uscire dalle carceri del silenzio chi ne è prigioniero? Come abbattere i possenti muri che racchiudono la mente, lo spirito ed il cuore, aiutando ad evadere chi c’è finito dentro? Come aprire il bozzolo per far uscire la crisalide?Come capire se chi ti sta vicino ama semplicemente il silenzio come alternativa al rumore o non riesce più a parlare non riesce piu' ad essere parte di quella societa' attiva/frenetica dal quale si e' dovuto isolare?Fermati, fermiamoci. Intorno c’è gente che non parla, non vede, non ascolta; gente che è chiusa nei propri problemi spesso facilmente comprensibili( basta guardarla negli occhi, nelle mani), facilmente risolvibili.Non inseguire chi vive nella torre dorata dalla quale non vede nessuno, forse nemmeno se stesso! In quella torre non c’è posto per te!Ricorda che dare quando si ha è sempre il principio e la condizione per poter ricevere quando si manca! Per dare o per ricevere occorre sempre stendere la mano!Ed infine, sii sempre vivo in te stesso, per poter essere vivo nel mondo. Sii sempre vivo anche quando intorno a te ci sono tanti morti(nel dolore della vita)!Solleva la maschera di chi ti sta accanto! E poi guarda se per caso la porti anche tu!

"Condizione di chi vive solo, in modo permanente o per un lungo periodo, ricercata 
per acquisire pace interiore o subita per assenza di affetti o appoggi materiali"

C'è un silenzio del cielo prima del temporale, 
delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera, 
di quelli che si amano, della nostra anima, 
poi c'è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.

Io trascorro la mia vita in quella solitudine 
per noi tanto penosa nella gioventù, 
ma così gradita negli anni della maturità.

Tuesday, March 15, 2016

Bisogno di solitudine


Noi  uomini (come  tanti altri mammiferi) abbiamo  il naturale bisogno di far parte di un  gruppo, di stare con gli altri, di confrontarci  con gli altri, di affermarci  a livello sociale.(che sciocchezza!) Spesso ci costringono a  vivere  in società. Vivendo fin dalla nascita  in società, siamo fortemente  condizionati da essa fino al punto  che il nostro DNA psicologico perde  le tracce di un nostro naturale bisogno: quello di stare da soli, ossia  il bisogno di essere con noi stessi,  di confrontarci con noi stessi, di  renderci profondamente autonomi psicologicamente parlando.A cosa serve l'opinione altrui condizionata dalla massa?a niente! Serve solo a crearci disagio perche' non sei brillante da frequentare posti dove ci si sballa dove la psiche e la ragione sono condizionati dal volere di altri (stadi,discoteche,aperitivi e tutto cio' che e' IN per la massa) .C'e'  il luogo comune  che sentirsi soli è brutto, è triste,  è un male.  E così, quando siamo costretti a stare  soli, crediamo che sia una cosa  innaturale, anormale, patologica…  e assegniamo al nostro stare soli un  valore negativo... Di conseguenza  avvertiamo un sentimento negativo ci sentiamo stanchi oppressi o anzi depressi:  «Se io non sto insieme ad un altro  essere umano, sono solo, mi sento  solo. Quindi soffro». Quando siamo  soli per molto tempo, ci sentiamo a  disagio e soffriamo in silenzio la  nostra pena, biasimandoci segretamente  per la nostra incapacità di  avere amici. Non si puo' esternare in pubblico la nostra solitudine ci prenderebbero per pazzi.. Essere  soli, sentirsi soli non vuol dire essere  dei malati. La solitudine  non è un marchio d’infamia, è una  condizione psico-fisica normalissima.  Essa costituisce uno stimolo alla  vita poiché ci permette di assaporare  l’amaro sapore della solitudine spesso penso che la mia vita dovrebbe essere quella dell'eremita.La solitudine ci mette inconsapevolmente a stretto contatto con quella cosa cosi' irraggiungibile il nostro IO Ben venga quindi la solitudine!  Si tratta di un sentimento che ci costruiamo  pian piano nel nostro animo facendo esperienze prevalentemente negative cio ci permette di  aumentare l’amore che nutriamo  per noi stessi.  Quando siamo soli dobbiamo quindi  sforzarci di essere pienamente  presenti a noi stessi. 

"Perché quando sono solo posso  starmene con me.  Perché quando sono solo posso comunicare  con me.  Perché quando sono solo posso giocare  con me.  Perché quando sono solo posso vivere  con me.  Perché quando sono solo sono con  ciò che penso, ciò che sento, ciò che  faccio.  In questo momento sono in totale  solitudine al centro di una  radura di montagna, ma non mi  sento solo........ quindi benvenga passeggiate da solo in posti silenziosi e dove c'e' poca gente(un bosco,un cimitero,una radura con una sorgente,la riva di un fiume etc etc).Ed e' proprio in quei momenti che si ritrova il dialogo gon il proprio IO,la propria anima.Viva la solitudine e tutti quelli che vanno controcorrente per vivere una vita intensa da solo con se stesso.Devo ricordarmi se da qualche parte c'e' inviti o gruppi di preghiera in posti isolati all'aperto anche quello apre molto lo spirito.Termino per oggi con questo mio elogio alla solitudine sperando di non essere piu' cercato da persone negative o male intenzionate ne ho gia' avuti troppi nella mia vita
Daniele Orsi 18:24 del 15/03/2016

Monday, March 14, 2016

tristezza infinita,voglia di piangere

Una tristezza infinita e pesante mi schiaccia il cuore e non mi fa più vedere una vita futura, da qualche giorno mi sento , sono solo ad affrontare questa inutile vita, in una città insipida e non a misura umana come Lucca. Questo e' un male che ancora non si riesce a sconfiggere. Siamo andati sulla luna, stiamo cercando la vita o quale altra cosa non si sa su Marte, sonde spaziale di svariati milioni di dollari volano alla volta di Giove o di altri pianeti del nostro sistema solare, per fare cosa non si capisce ancora bene. Abbiamo nazioni che spendono miliardi per armarsi nel modo più moderno e micidiale, missili invisibili, aerei invisibili, proiettili con gittate kilometriche e dall’effetto devastante, atomiche in attesa di essere utilizzate e mostrate per incutere paura e terrore ai nemici antichi e dell’ultima ora. Menti che pensano e ideano piani di guerra e di sterminio, menti che ideano e programmano guerre finanziarie. Soldi, tanti soldi. Soldi menti e braccia tolte alla ricerca medica.Ma forse Basaglia non aveva ragione?
Sto attraversando un periodo orribile, mi sento infelice e triste. Spesso piango e la mattina faccio fatica ad alzarmi, mi sento scoraggiato e mi pervade subito un senso di tristezza immenso.Poi magari esco o passo un oretta lieta o mi sfogo con qualcuno e mi passa. Ma solo per un pò. Poi appena sono solo ritorna.
La cosa brutta forse è che ultimamente non mi sento geloso degli altri, di chi vedo sorridere.Vivo per inerzia la mia vita.A volte vorrei essere come loro. Mi sembrano MIGLIORI ed hanno una VITA MIGLIORE.
Mi sento disperato, tutto mi spaventa e quando sono in mezzo agli altri mi sforzo di nascondere tutto e di essere allegro. Ma è difficilissimo!Sara' anche per quello che cerco sempre la solitudine.
Riesco a stare da solo ma sto malissimo in mezzo agli altri.Mi sembra di avere intorno solo gente superficiale che si accorge poco del mio malessere.A volte mi capita di voler morire. Ma non posso farlo. Farei del male a chi mi vuole bene e ci sono tante persone che so che mi vogliono bene.
Sono io che mi voglio male forse, che non mi accontento mai, che non so mai essere contento anche se non ho problemi.Sono malato? Ho paura di ammalarmi? Mi scoppia la testa. E' una crisi. Dopo passa, ma poi ritornerà lo so già.

La solitudine è uno stato mentale. 
Non ci si deve sentire in colpa se ci si sente soli. Di solito sono episodi di vita vissuta che fanno si di percepire la solitudine anche in mezzo a molta gente.

Io sono sempre stato solo. Non ho mai potuto contare DAVVERO sull'appoggio dei miei, per quanto mi amino e sia la loro vita, sono più fragili di me e si sono sempre appoggiati a me e non viceversa. E questo ha creato in me un sacco di problemi che accumulandosi hanno fatto si di sentirmi incompreso sempre e comunque.

Forse non sono solo, forse ho molta gente che mi vuole bene, anzi ne sono sicuro, ma nessuno capisce bene cosa ho da dire.